L’Iliade come non la avreste mai immaginata. Quello che va in scena, con sottotitolo Il gioco degli dei, a Milano al Teatro Manzoni fino al 6 aprile puntando sul nucleo centrale rispetta gli eventi raccontati da Omero, ma lo fa dandogli una patina di attualità. Che traspare fin dai primi minuti guardando i costumi: giacche, abiti lunghi, chiodi o pantaloni in pelle per gli dèi. Sono loro che manovrano tutto e manovrano gli umani, che invece portano marotte e maschere.
Sono proprio gli dèi che più sono oggetto di ironia. Poco si sopportano, Zeus è di ira facile e di memoria corta, Era gli ricorda da quanto sono sposati ed è un numero a più zeri.
Questi dèi un po’ acciaccati, soprattutto nella parte maschile, si muovono in una terra desolatamente spoglia, dove ardono dei fuochi. È quanto è rimasto dopo la guerra di Troia, che Era accusa Zeus di aver voluto. Sono le conseguenze di una guerra che ieri come oggi lascia solo macerie. Lo spettacolo così ci porta all’origine di tutto, con il pomo d’oro per la più bella, Elena rapita da Paride, Agamennone deciso ad armare un esercito per andare a riprenderla, Achille infuriato con Agamennone che gli ha voluto portar via Briseide.
“Cantami o diva”: le prime parole dell’Iliade risuonano nella sala, promessa di duelli, uccisioni, rovina. Ma quando Priamo chiede 10 giorni di lutto per seppellire il figlio Ettore i greci glielo concedono e la guerra per quei 10 giorni si ferma. Un rispetto per i sentimenti che ora sembra scomparso.
Cambiano i tempi, ma la tradizione orale su cui si suppone si sia basato Omero lascia immaginare cose non molto diverse da quelle che raccontano oggi i corrispondenti dai fronti di guerra. La guerra – ben più d’una in realtà – c’è anche oggi, voluta dai potenti, che allora avevano solo dei nomi diversi. Se poi guardiamo le motivazioni ci rendiamo conto che nemmeno queste sono molto differenti: Troia allora era in una posizione strategica, l’Ucraina oggi è ricca di minerali strategici per le tecnologie attuali.
Così questa Iliade fatta spettacolo, oltre a svelare i meccanismi di portata universale, consente di ironizzare su chi vuole le guerre, mettendone in risalto la pochezza.
Insieme, evidenzia come un grande classico studiato a scuola, anche spauracchio di intere generazioni di studenti, possa diventare spettacolo, eliminando ipotetiche polveri per assumere un linguaggio attuale. Tutto questo però naturalmente è possibile grazie a un ottimo cast, con attori capaci di sostenere ruoli antitetici in una scenografia semplificata. Così Alessio Boni è Zeus e Achille, mossi da sentimenti d’ira differenti, ma con conseguenze simili. Solo due attrici hanno un solo ruolo e sono infatti spesso in scena. Sono Antonella Attili, che dà alla dea Era quel tanto di ironia che il ruolo concede e Liliana Massari, che con Teti, madre di Achille, incarna il sentimento materno, decisa a proteggere il figlio pur sapendo che il destino vuole altro.
(Nella foto il cast con Alessio Boni affiancati dalle marotte nell’Iliade al Teatro Manzoni a Milano)